A B I T (U) A R E  al  borgo (8-10 luglio)

A B I T (U) A R E  al  borgo (8-10 luglio)

LABORATORI

BIO Architettura a cura dell’Istituto nazionale Nazionale di Bioarchitettura,  laboratorio SUMMER SCHOOL 

luglio 8 -10, 2019 – durata complessiva 24 ore

A B I T (U) A R E al BORGO : 

Anna Carulli, Pino Falzea, Gio Dardano, Raffaella Lione, Nunzia Coppola, Giuseppe Scannella

Sezione Fotografia a cura di Graziella Anastasi 

Ri – popolare, Ri – pensare, Ri – generare, Ri – abitare, Ri – convertire, Ri – vivere
Qualsiasi intervento umano sull’ambiente, che sia un edificio privato,un recupero abitativo, una strada o una nuova coltura agricola, per quanto limitato, aggiunge o sottrae qualità all’ambiente circostante. Ma la qualità complessiva di un determinato ambiente non è mai riducibile alla mera somma di quelle dei suoi molteplici componenti. Un edificio tecnicamente perfetto in ogni dettaglio può rovinare il paesaggio o essere invivibile, un bellissimo borgo antico può essere costituito da case fuori norma e malandate.
Ogni intervento altera l’ambiente esistente in modi più o meno duraturi, positivi o negativi. Dalle mutate qualità che ne derivano dipende il benessere di chi ci vive ora ma anche di chi ci vivrà domani, e per cogliere queste qualità occorre partire sempre da una visione olistica ed epistemologicamente fondata sull’esperienza vissuta di chi vi abita, che riconosca all’ambiente la sua natura di biotopo, o di ecosistema che contribuisce al significato umano della nostra esistenza.
Ciò che caratterizza la bioachitettura in qualsiasi intervento sull’ambiente è dunque il suo approccio olistico, che coinvolge quell’ampio spettro di competenze disciplinari che spesso manca anche ai buoni progetti di architettura, nell’approccio all’ecosostenibilità e biocompatibilità. E che manca soprattutto negli interventi a scala territoriale, sull’ambiente sia naturale che urbanizzato, dove una progettazione esclusivamente tecnico-specialistica spesso non ha colto e non coglie i valori globali. Km zero, saldo volumetrico zero, cemento zero, consumo di suolo zero, near zero energy building, zero waste… sembra che quando si parla di sostenibilità energetica e bioambientale tutto debba ridursi a zero. Una visione superficiale dei nuovi modelli comportamentali, che potrebbe portarci ad averne una percezione negativa, oscurantista e avversa al rifiuto totale di modelli produttivi consolidatisi dalla rivoluzione industriale e fino a tutto il novecento, che sono stati la base della crescita sociale ed economica delle società occidentali e non solo e per ciò, in qualche modo, rassicuranti.A ben vedere, allo #zero degli slogan si associa, nelle conseguenze, il #molto più di tante altre cose: se ci concentriamo sullo zero consumo di suolo la prima diretta conseguenza che possiamo registrare è che avremo evitato di sprecare suolo naturale, spesso agricolo e permeabile, che è risorsa non riproducibile destinata alla produzione del cibo e alla valorizzazione del ciclo dell’acqua Sono questi beni primari sulla cui disponibilità ci sono gravi disparità tra il sud e il nord del mondo, e queste disparita sono tra le principali cause di guerre e migrazioni. Queste ultime stanno conoscendo uno sviluppo enorme con gravi conseguenze per i migranti e per i territori di destinazione; come pure significa la permanenza e la possibilità di sviluppo dei sistemi vegetali, che hanno il compito di depurare l’atmosfera dai tanti inquinanti e dall’eccesso di CO2 prodotti dai nostri modelli di vita. E’ insito, in questo ragionamento, il fatto che con questo modello comportamentale si tutela il mantenimento dei paesaggi che sono patrimonio della collettività sia con riferimento agli aspetti estetici e culturali sia a quelli ambientali, anche nel loro rapporto con gli elementi antropici, spesso essi stessi capaci di generare paesaggio.

Una delle possibili risposte a questo coacervo di questioni, almeno quella che l’architettura può dare, è legata al concetto di RIUSO, Rigenerazione Urbana Sostenibile, che, in sè, ha il driver per intervenire sul metabolismo delle città.
Riuso significa conoscere, nell’intimo, le singole questioni urbane valutando secondo diversi parametri le possibili trasformazioni. 

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Competenze

Postato il

10 Maggio, 2019